SPECIALE DEL CORRIERE DEL TICINO (parte I) – L’ambasciatore svizzero a Bucarest: la reputazione di questo Paese non gli rende sempre giustizia

A ventisei anni dalla caduta del regime comunista più sanguinario d’Europa, la Romania oggi è a tutti gli effetti un Paese dell’UE che sta mettendo in atto profonde riforme per ammodernarsi e rilanciare il proprio ruolo. L’inviato del Corriere del Ticino si è recato a Bucarest per tastare il polso dei profondi cambiamenti in atto. In una serie di cinque puntate (oggi la prima), presenteremo alcuni temi di stretta attualità, senza escludere gli addentellati con la Svizzera.

BUCAREST – «La Romania è un Paese molto migliore di quello che è la sua reputazione all’estero e sul quale esistono dei pregiudizi incredibili che sono purtroppo gli stessi rumeni, sovente, a prendere per autentici». È quanto afferma l’ambasciatore svizzero a Bucarest Jean-Hubert Lebet, che nella capitale rumena è operativo da quattro anni e mezzo. Un periodo sufficiente per essersi potuto fare un’idea sul campo di cosa bolle in pentola nella nazione che da ventisei anni, ormai, si è liberata della dittatura più sanguinaria d’Europa. Con un tasso di crescita economica del 3,5% (dati ufficiali del 2015, mentre nel 2016 è previsto un 4,1%) e con lo statuto di nazione dell’UE a tutti gli effetti dal primo gennaio 2007, oggi la Romania costituisce anche per la Svizzera «un’ottima piattaforma per sviluppare nuove opportunità di lavoro e per investire in più settori economici». La sede diplomatica svizzera, che si trova nella centrale Grigore Alexandrescu, dal 1994 fino ad oggi (salvo per un anno tra il 2008 al 2009), ha lavorato in modo proficuo con una moltitudine di partner locali. Già, ma come può essere giustificato l’investimento della Confederazione di 181 milioni di franchi quale contributo per l’aiuto allo sviluppo di uno Stato comunitario? La Confederazione, ricorda Lebet, è tenuta a versarlo per poter avere accesso al mercato europeo in virtù degli accordi bilaterali. Lo stesso criterio si applica per la Bulgaria (che beneficia di 76 milioni). Sono i due Paesi con cui nel 2009 è stata concordata l’estensione a tappe della libera circolazione delle persone.

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fonte: CDT